google migliore peggiore amico

Google il mio migliore/peggiore amico

Caro Google,
non si può vivere con te e non si può vivere senza!
Sei una benedizione, un diavolo.
Sei un miracolo, un virus.
Sei una moneta con due facce, ma testa o croce tu vinci sempre e comunque.

Era il 1998 quando due giovani matematici di Standford, Larry Page e Sergey Brin, ti fondarono.
Larry e Sergey non avevano all’epoca idea di cosa saresti diventato e ti inventarono con un lodevole scopo e senza pretese: rendere la ricerca su Internet più efficace e mirata.
Ci riuscirono, eccome se ci riuscirono! Gli algoritmi che delinearono, il primo su tutti il PageRank, declassarono nell’immediato i principali concorrenti dell’epoca Yahoo, Altavista, Infoseek.

Larry Page e Sergey Brin

Che genialata che fu il PageRank, una trovata straordinaria.
I due pischelli Larry e Sergey misero a punto un metodo per determinare l’importanza di una pagina web molto più efficace di quello adottato dagli altri motori. Loro decisero di non limitarsi al banale conteggio delle parole ricercate dagli utenti all’interno delle pagine (come gli altri motori) bensì aggiunsero anche il conteggio di link esterni che puntavano alle stesse pagine.

Molto semplice ed efficace: se un contenuto è citato da più fonti, non può che essere un buon contenuto quindi… portiamolo in alto e godiamone tutti!

Naturalmente l’algoritmo faceva molto più di una somma, verificava la credibilità dei siti, la loro popolarità, la qualità dei contenuti, i visitatori… ma in sostanza fu questa la carta vincente che consentì a Google di spiazzare la concorrenza… con un semplice passaparola. Si, un passaparola, i due fondatori infatti non investirono in pubblicità, non ne ebbero mai bisogno, di quante società possiamo dirlo?

Abbiamo molto da imparare da Larry Page e Sergey Brin: da un’esigenza collettiva e senza l’intento di fare soldi, fondarono un’azienda che oggi vale di più di General Motors e Ford messe assieme e la cui sede, chiamata Googleplex a Mountain View, è oggi una vera e propria città californiana, un bel passo avanti da un garage!

La nascita di Google mi ha sempre affascinata.
La passione con la quale è nato il progetto l’ha reso vincente, ma Google è una multinazionale e come tale si comporta e si evolve e col tempo, inevitabilmente, il suo charme svanisce.

Da semplice motore di ricerca, Google oggi è una macchina da soldi. Soldi che ci vengono sfilati da sotto il naso senza che ce ne accorgiamo e purtroppo non si limita a questo.

Google ci veicola, decide per noi, non ci da spazio. Fa impazzire chi deve lavorare con lui come la sottoscritta per via del SEO e incavolare chi con lui sta per svago.

Google, oh Google, sei veramente troppo, oggi sei troppo di tutto, soprattutto sei troppo invadente!

Google World

Il mondo di Google è sostanzialmente diviso in tre:

1. Da una parte troviamo i servizi che consentono il suo profitto e di monitorarci
2. Dall’altra una serie di applicazioni che gli permettono di guadagnare e di controllarci
3. Infine una moltitudine di canali scorporati che hanno lo scopo di… indovinate?

Il fatto è che non possiamo fare a meno di Google semplicemente perché Google è il motore di ricerca più utilizzato al mondo.

Google global

Come riportato sopra (dati aggregati di Compete, Nielsen, Alexa, seoMoz, StatsCounter e Karma Snack’s) quasi il 90% degli internauti oggi usa Google, come potremmo mai scampare?
Potreste dire: “Non ci sto, io uso Bing o Yahoo!”.
Decisione legittima ma vana purtroppo.
Volenti o nolenti nella ragnatela di Google ci entriamo tutti.
No a Google come motore di ricerca. No anche ad Android? No a YouTube? No a Google Earth o Google Maps? No a Gmail? No a AdWords? No a Google+? Solo per citare i servizi più popolari.

L’immensità e la capillarità di Google è tale da essere quasi inimmaginabile, guardate il paragrafo “Acquisitions and partnerships” su Wikipedia e vi farete un’idea.

Google è sempre con noi, gli forniamo i nostri soldi, gli doniamo tutta la nostra vita e gli consentiamo di guardare dentro noi stessi.

Pensate di no?
Vi stuzzico allora con un paio di storielle.

Il giovane imprenditore e il suo sogno.

C’era una volta Giovanni, un giovane imprenditore che, con mille sacrifici e notti insonni, riuscì a realizzare il sogno di sempre: mettere in piedi la sua piccola azienda.
C’era il suo stabilimento, piccino ma funzionale e i suoi pochi ma fidati dipendenti.
La produzione di graffette sintetiche biodegradabili era discreta, ma purtroppo ancora limitata nella diffusione al suo paesino e questo causava al giovane imprenditore una situazione psichica vacillante; troppo poco il guadagno per sostenere la sua seppur piccola impresa, troppa la sofferenza al solo pensiero di licenziare i suoi collaboratori.
Un notte fece un sogno. Vide lui stesso qualche anno prima, seduto davanti al suo computer a navigare su Internet. Era il periodo nel quale cercava la grande idea di business che proprio grazie al web trovò.
La mattina dopo, senza nessuna esitazione, capì che la soluzione ai suoi problemi era proprio Internet.
Doveva far conoscere il suo prodotto a tutto il mondo, solo così poteva dare una svolta al suo investimento.
“Mi devo fare conoscere” si continuava a dire “Ma come? Come faccio?”
Ebbe l’ispirazione: “Mi devo prima fare trovare!!!”
Detto fatto: utilizzò il servizio di Google AdWords che, grazie al suo prodotto di nicchia e quindi un investimento minimo, gli portò risultati stupefacenti diventando famoso in tutto il mondo.

Presente come funziona AdWords?
In poche e semplici parole è un’asta. Si scelgono delle parole chiave, si assegna ad ognuna di loro un costo per click e si setta un budget giornaliero. Ogni volta che un utente cerca in Google una di quelle parole, l’annuncio sponsorizzato (così si chiama quello a pagamento) esce tra i risultati della ricerca (a destra o in alto); più è alto il valore in denaro assegnato alla parola ricercata, più probabilità ci saranno di uscire tra i primi risultati. Il denaro viene poi scalato ogni qual volta che un utente clicca su uno di questi annunci.

Il nostro giovane imprenditore è stato intelligente e furbo.
Ha scelto di investire in un prodotto praticamente senza rivali (ecco l’idea vincente) e ha usato Google AdWords fornendo a Google stessa un guadagno minimo (se minimo si possa parlare di guadagno). La media infatti del pay per click (costo assegnato alla parola chiave) del nostro ipotetico imprenditore, posso azzardarla intorno ai 0,10 o 0,20 centesimi, ma sapete fino a quanto può arrivare a costare una singola parola? Anche fino a quasi 55 dollari, si, dollari non centesimi.

Guardate questa stima a cavallo tra il 2010 e il 2011.

Google money

Notate le parole più costose quali sono?
Assicurazioni, prestiti e mutuo… e oggi la situazione a mio avviso è peggiorata. Azzardate quale potrebbe essere ora il guadagno di Google con quelle stesse parole.

Seconda storiella
Il teenager smarrito.

C’era una volta Cip, un teenager tutto PC e videogiochi che passava ore interminabili nella sua cameretta davanti al suo stilosissimo amico elettronico.
Cip aveva praticamente una seconda vita su Internet dal quale non si scollava mai, neppure quando si allontanava da casa.
Aveva una corrispondenza sfegatata con i suoi amici di gioco, scambiava cheats, soluzioni e salvataggi alla velocità della luce e si aprì una Gmail per essere immediato e non doversi preoccupare dello spazio a disposizione.
Aveva attivato uno spazio condiviso su Google Drive creando un archivio di file utili a tutti i suoi compagni e pagò per mesi un upgrade a 25Gb perché 5 gli stavano stretti.
Cip era avantissimo, un vero nerd e non mancava mai di aggiornare il suo status su Google+ ad ogni missione compiuta. Non si faceva nemmeno mancare di postare il video della strategia vincente su YouTube e riscuoteva sempre un’enorme successo; ad ogni upload il suo modernissimo Morotola, naturalmente Android, squillava all’impazzata.
Un giorno la professoressa di inglese diete da fare alla classe un tema sulla condanna a morte.
Arrivato a casa Cip si fiondò sul computer, aprì Google e digitò “doom” pronto a leggere tutto sul tema, ma con suo enorme disappunto notò che tutti i risultati della ricerca di Google erano si attinenti alla parola doom, ma Doom il videogioco. Gli si accese una lampadina e notò che anche tutta la posta indesiderata nella sua Gmail era sempre in qualche modo collegata con il mondo dei videogiochi come anche i suggerimenti su Google+…

Cip aveva bisogno di Google per la sua ricerca, ma Google, che credeva di conoscerlo, in realtà lo mise solo in difficoltà e lo costrinse ad alzarsi dalla sedia, andare in soggiorno e consultare la Treccani.

E’ andata comunque bene a Cip, da quel giorno fa più attenzione a tutto quello che scrive, ha limitato di molto le sue ore su Internet e si è trovato la ragazza!

Siamo tutti “Cip” e molti siamo “Giovanni” e Google ci conosce bene, meglio di quanto possiamo immaginare e non parlo solo di abitudini e passioni.
Dati sensibili, amicizie, file personali (presente Google Desktop?), i nostri segreti.
Siamo un diario aperto.

Inquietante vero?

Personalmente non posso fare a meno di Google e i suoi servizi e conto solo sul fatto che il suo motto

Don’t be evil- Google

(che sta a significare l’intento della stessa azienda di non usare i dati per scopi malevoli, e comunque mantenere un codice di condotta leale e “dalla parte dei buoni”, ovvero da quella degli utenti) sia sempre rispettato.

Barbara Catizone

Project Manager & Design Specialist - Specializzata in Web Design, HTML5, CSS & SEO. Appassionata di tecnologia e nuove tendenze. Sito internet: www.graphbabs.com

Posted on 22 aprile 2013 by Barbara Catizone · 4 comments

4 comments

  1. Mario
    - Reply

    Condivido … e sono d’accordo con il collega Massimo Mazza … mediamente in campo medico le enormi potenzialità del web e i suoi lati negativi sono sconosciuti ai più ..

  2. Pingback: La guerra dei browser - Graphbabs Blog

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